Le pagelle di Ziliani: Milan-Roma 0-0. Balotelli scacciacani, Osvaldo fa cilecca

12 maggio 2013

MUNTARI, voto 2. Se un club che si chiama Milan decide, lucidamente, che Pirlo è passato di moda, e vanno bene invece i taglialegna alla Flamini, alla De Jong, alla Muntari, allora – come dice il proverbio – chi è causa del suo mal pianga se stesso. E nessuno si meravigli se uno dei taglialegna in questione, Sulley Muntari, uno dei giocatori più espulsi d’Europa, rischia di rovinare un’intera stagione con un accesso d’ira da camicia di forza. A Udine ricordano ancora la carrettata di rossi collezionati dal ghanese in età giovanile; e in casa interista nessuno ha dimenticato il record del mondo stabilito da Sulley in un memorabile match col Catania quando, appena subentrato, in un minuto si guadagnò prima un’ammonizione, poi un’espulsione con tanto di rigore a favore dei siciliani come ciliegina sulla torta. Più che al giocatore, il 2 va alle eminenze grigie che hanno deciso, al Milan, il deprecabile Nuovo Corso dei fabbri ferrai. C’erano una volta Rivera, Savicevic, Kakà e Pirlo. Sacrilegio.

MARQUINHO, voto 7+. Ad eccezione di un tiro di Totti dai 20 metri che Abbiati devia in tuffo in calcio d’angolo, nel primo tempo a impensierire il portiere del Milan è sempre e solo lui, il 26enne esterno brasiliano ex Fluminense. Comincia al 3’, con un sinistro in corsa da fuori area (su imbeccata di Lamela) che Abbiati sventa in angolo; continua al 9’ con un tiro dal limite bloccato in presa dal portiere; e ancora, più pericolosamente, Marquinho ci prova al minuto 24’, sempre su invenzione di Lamela, bravo a metterlo in posizione defilata a tu per tu con Abbiati, che di petto sventa la conclusione. Ma non si dà per vinto, Marquinho: e nel secondo tempo, al minuto 59, si presenta ancora a tu per tu col portiere, che ancora una volta lo precede di un soffio. Mina vagante.

ABBIATI, voto 7+. Che la serata si profili impegnativa, per il portiere del Milan, lo si capisce al pronti-via, quando Christian si trova subito a volare – e a deviare il pallone in calcio d’angolo – su secca conclusione da fuori di Marquinho. E siccome la Roma macina gioco, mentre il Milan fa flanella (e altro non potrebbe fare, visto che a inventare gioco, là in mezzo, ci sono Flamini-Ambrosini-Muntari, meglio noti come il Trio Ferri da Stiro), Abbiati si mette di buzzo buono per cercare di arrivare su tutti i palloni che arriveranno dalle sue parti. Ci riesce benissimo, dall’inizio alla fine (vedi stecca di Dodò all’88’): e ricordando l’Amelia che recentemente lo sostituì, lunga vita al numero 32 del Milan! Metronotte.

TOTTI, voto 4,5. Al minuto 14, su una palla che Constant gli regala in modo inenarrabile, ha sul piede la palla del possibile, facile 1-0: e invece il Capitano, solitamente implacabile, entrato in area in corsa – un po’ defilato a destra – lascia partire un destraccio non degno di lui che si spegne molto a lato del primo palo di Abbiati. Al minuto 31 Totti prova a farsi perdonare su calcio di punizione: ma il suo proiettile viene intercettato da Abbiati, che in tuffo manda in calcio d’angolo. Non è serata, per la 36enne leggenda vivente del calcio italiano; che infatti finisce il match molto terra-terra, con la gomitata in faccia rifilata a Mexes, suo ex compagno alla Roma, che gli vale al 91’ il rosso diretto. Ringhioso.

BALOTELLI, voto 5. I tifosi della Roma, burinamente come nella migliore tradizione del tifoso italiota, si divertono un mondo a “uheggiare” al suo indirizzo. Lui prova a zittirli a gesti attorno alle mezzora, poi – dopo un annuncio dell’altoparlante accolto a fischi e pernacchie – al minuto 3 del secondo tempo a zittire i beoti ci prova l’arbitro Rocchi, che convoca Totti e minaccia la sospensione del match. Tristezza vera. Venendo al calcio giocato, match da dimenticare per Supermario, che le pippe del centrocampo, a dire il vero, assistono al peggio. Per un’entrata scomposta su Marquinho si becca il solito giallo – che innesca la crisi di nervi di Pshyco-Muntari -; e al 66’ rischia addirittura il rosso per un’entrata non meno dura su Castan. Su punizione ci prova 3 volte, senza mai lasciare il segno. Scacciacani.

OSVALDO, voto 4,5. Partita da dimenticare quella del 27enne centravanti della Roma, croce e delizia di Zeman prima e di Andreazzoli poi. A San Siro, dove a inizio stagione segnò un gol da applausi a scena aperta all’Inter in quella che fu forse la più bella partita giocata dalla Roma zemaniana, Osvaldo questa volta non ne azzecca una. E gli 80 minuti che Andreazzoli gli lascia giocare – si fa per dire -, prima di mandarlo sotto la doccia per fare spazio a Destro, sembrano un’eternità. Cilecca.

CONSTANT, voto 5,5. Fossimo nello staff medico del Milan, oltre a un’indagine per appurare le sostanze messe nel caffè bevuto da Muntari prima del match, ne avvieremmo una seconda per scoprire che cosa ci fosse nel caffè del difensore ex Genoa ed ex Chievo. Probabilmente Valium, a giudicare dalla doppia dormita che Constant si fa in avvio di match, rischiando per ben due volte di mandare in gol un avversario su palle regalate prima a Lamela (5’), poi a Totti (14’). Un avvio da sonnambulo che per fortuna del Milan non ha un seguito. Rintronato.

LAMELA, voto 6+. A dispetto di un Milan grigio che più grigio non si potrebbe, la Roma produce gioco in quantità, ma per la disperazione di Andreazzoli lo fa in una serata in cui i suoi uomini gol, Osvaldo-Totti-Lamela, non sembrano ispirati. Dei tre, il 21enne argentino ex River Plate è, se non altro, il più lucido nell’assistenza dei compagni: vedi i due palloni forniti a Marquinho, al 3’ e al 24’, a propiziare le due migliori palle-gol della Roma. Troppo poco. Ornamentale.

MILAN (4-3-3). Abbiati 7+; De Sciglio 6,5, Zapata 6+, Mexes 6, Constant 5,5; Flamini 5-, Ambrosini 6+, Muntari 2; Boateng 5-, Balotelli 5, El Shaarawy 5. Allenatore Allegri 5.

ROMA (3-4-2-1). Lobont 6+; Burdisso 6-, Castan 6, Marquinhos 6,5; Dodò 6,5, Bradley 6, Perrotta 5,5, Marquinho 7+; Lamela 6+, Totti 4,5; Osvaldo 4,5. Allenatore Andreazzoli 6.

ARBITRO: Rocchi 7.

di Paolo Ziliani

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Le pagelle di Ziliani: i magnifici 12 dello scudetto bianconero

5 maggio 2013

BARZAGLI, voto 8. E’ in cima alla lista dei giocatori più presenti in partite ufficiali: col 47° cartellino timbrato contro il Palermo mantiene un match di vantaggio su Bonucci e 3 su Buffon. A 32 anni non ancora compiuti vince il suo 2° titolo con la Juve, il 3° in carriera dopo quello conquistato a Wolfsburg (2009), in Bundesliga, dove Marotta lo prelevò per 600 mila euro (!) nel gennaio del 2011. Dopo Pirlo e Vidal, l’acquisto migliore (per rendimento) della Juve Nuovo Corso. Mai più senza.
BONUCCI, voto 7+. Dopo aver acceso un cero a Santa Rosa patrona di Viterbo per lo scampato pericolo del calcio scommesse (Palazzi aveva chiesto per lui 3 anni e mezzo di squalifica per il tarocco di Udinese-Bari 3-3), Leo si butta tutto alle spalle e disputa una stagione di alto livello, con qualche sbavatura (leggi: palloni regalati agli avversari in avvio di azione), meno però della stagione scorsa. La chioccia Barzagli, all’occorrenza, vede e provvede. Un solo gol: poco, per lui. Fiammeggiante.
BUFFON, voto 7. Il terzo juventino più presente, lascia 6 gettoni a Storari, che non più tardi di due estati fa – dopo le deprimenti stagioni targate Ferrara, Zaccheroni e Del Neri – buona parte del popolo juventino reclamava titolare fisso, stanco dei continui acciacchi di Capitan Gigi. Acqua passata. Buffon gioca la solita, gigantesca stagione macchiata però, in modo sorprendente, dai due gol incassati nel tracollo di Monaco. Gol da pensionato, per dirla alla Beckenbauer. E comunque… Lunga vita.

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di Paolo Ziliani

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Milan-Catania 4-2: il feroce Pazzini e bounty-killer Balotelli trascinano i rossoneri

28 aprile 2013

BOATENG, voto 7+. Se al suo primo anno di Milan il Boa sfornava ciambelle tutte – rigorosamente – col buco, da un bel pezzo gli tocca soffrire. Anche quando gioca paurosamente bene, da vero ciclone quale sa essere, quando vuole, come contro il Catania. Nel primo tempo fa tre cose bellissime: la bomba di sinistro al volo (su assist di petto del Faraone) che quasi spacca la traversa; la girata di testa, su angolo di Nocerino, con palla alta di poco; e a un minuto dalla fine, finalmente in modo produttivo, l’assist di petto (su cross da destra di Abate) a favorire la battuta al volo di Flamini, nel cuore dell’area, per il gol dell’1-1. Nel secondo tempo è sempre lui ad infiammare la contesa contagiando, positivamente, i compagni, specie dopo lo shock dell’1-2 firmato Bergessio. Uragano.

LEGROTTAGLIE, voto 6,5. Al pronti-via, quando la palla gli sbatte sul braccio, in area, dopo deviazione fortuita di Marchese, da buon cristiano recita una giaculatoria chiedendo l’intercessione dell’Altissimo: preghiera esaudita (Massa opta per l’involontarietà). Rinfrancato nel morale e nello spirito, fra’ Nicola decide di andare all’attacco, al minuto 29, su una punizione da 30 metri di Lodi; e sulla palla messa in mezzo dal talentuoso compagno, completamente dimenticato da Mexes salta indisturbato tra Bonera e Boateng e infila Amelia, di testa, per il sorprendente 1-0 del Catania (primo tiro, primo gol). In avvio di ripresa, brividi per un contatto in area con El Shaarawy che cade a terra: altra giaculatoria, l’arbitro fa proseguire. Litiga molto, anche con l’arbitro che lo ammonisce: urge confessione con 3 Pater Ave Gloria. Peccatore.

BALOTELLI, voto 7. Causa squalifica per insulti assortiti agli arbitri non gioca da un po’: e che muoia dalla voglia di farlo lo si vede fin da subito. Al minuto 2, in dribbling, si procura una punizione dal limite; al minuto 5 scocca il primo tiro (destro dal limite, fuori di poco); al minuto 16’, su splendida palla messa in mezzo da Boateng, in spaccata a due passi da Frison non ci arriva per un millimetro. Mentre al 41’ è strepitoso il portiere del Catania a volare ad altezza incrocio deviandogli in corner una punizione-bomba delle sue. Il gol che non arriva lo innervosisce di brutto, tant’è che Massa – dopo plateale protesta – non può non ammonirlo. La rabbia che ha in corpo gli fa esplodere, al minuto 74, il tiro da fuori che cambia volto al destino del Milan (Frison non trattiene, Pazzini fa il 2-2, e di lì a poco farà pure il 3-2). Nel finale, al minuto 90, una gioia anche per lui: Izco lo sgambetta in area, calcio di rigore, e Supermario – lo sapete – non sbaglia mai. Sono 15 su 15. E 4-2 per il Milan. Bounty killer.

FRISON, voto 7. Debutta in serie A nientemeno che a San Siro, il 25enne portiere ex Vicenza ed ex Frosinone, ma l’emozione – se c’è – non si vede. Anzi. E’ bravo e fortunato il numero 1 del Catania, che Maran schiera in porta per la squalifica del “boxeur per caso” Andujar. Il tuffo ad intercettare, a mano destra aperta, la sassata su punizione di Balotelli (41’) è una meraviglia. E incassato senza colpa (44’) il gol del pareggio di Flamini, in avvio di secondo tempo il portiere è bravo dapprima ad andare in tuffo, sempre a mani aperte, a deviare un destro in corsa di El Shaarawy; poi a opporsi a Montolivo che cerca il 2-1 con fulmineo tocco sottorete su azione d’angolo. Nel finale non ce la fa a trattenere la bomba da fuori di Balotelli e Pazzini fa il 2-2. Stessa cosa sul gol del 3-2 del Pazzo: qui però, sulla precedente botta ravvicinata di El Shaarawy, sulla quale è bravo ad opporsi, senza alcuna colpa. Abile e arruolato.

FLAMINI, voto 6+. Che questi siano tempi di grandi cambiamenti, e sommovimenti, vedi i due Papi in Vaticano che non si vedevano da secoli, è sotto gli occhi di tutti; ma certo, vedere Flamini lo Scarpone trasformarsi all’improvviso in bomber inesorabile e cecchino infallibile del Milan sembra un po’ troppo. Ma così è. Terzo gol nelle ultime 3 partite per il 29enne francese: uno che la porta l’ha sempre vista con il binocolo (3 reti nelle prime 4 stagioni in rossonero, 3 reti nelle ultime 3 partite giocate). La prodezza – destro al volo su assist di petto di Boateng con palla ad infilarsi angolatissima – nobilita la solita prestazione da mulo, con le consuete tambureggianti incursioni a testa bassa, fatte col paraocchi, senza grosso costrutto. Naturalmente, ammonito. Baciato dalla grazia.

EL SHAARAWY, voto 6+. La cosa più bella del suo match: la penetrazione in area sulla sinistra, al minuto 32, sullo 0-1, con palla sventagliata in mezzo a dar vita ad un gigantesco flipper con tiri a ripetizione dei compagni (quello di Flamini il più pericoloso) tutti incredibilmente respinti dai birilli rosso azzurri. Detto che la sua vena di bomber pare essersi inaridita, senza grossi danni per la squadra grazie a Balotelli e – contro il Catania – Pazzini, il Faraone entra in qualche modo nell’azione che spiana al Milan la strada della vittoria: stop in corsa e tocco di destro che Frison è bravo a respingere, purtroppo per lui proprio sulla zampa di avvoltoio-Pazzini. A 10 minuti dalla fine Allegri lo toglie: lui ci rimane male, come sempre. Fioco.

BERGESSIO, voto 6+. Al minuto 65 mette la firma sul gol che sembra spedire il Diavolo all’inferno (e Firenze in paradiso): cucchiaio in corsa, col sinistro, a scavalcare Amelia in uscita dopo splendida assistenza di Barrientos, che lo libera al tiro indisturbato. Un tiro, un gol: niente male per il 28enne centravanti che giocò, anche, per la squadra più amata dal Papa, il San Lorenzo de Almagro, proprio come Barrientos, suo cavalier servente. Implacabile.   

PAZZINI, voto 8. Indice di produttività: massimo. Provateci voi a entrare in campo al minuto 66 e a ritrovarvi, 10 minuti dopo, con 2 gol all’attivo. Gol che per il Milan significano Champions League ancora in mano e senza i quali, adesso, infurierebbe la bufera. Invece no. Sul 2-1 per il Catania entra Pazzini e il Milan passa dal dramma all’estasi. Lui, come un falco, realizza due gol in fotocopia raccogliendo e ricacciando in rete prima un pallone non trattenuto da Frison su stecca di Balotelli, poi (vedi sopra) su tiro di El Shaarawy. Come diceva il titolo di quel famoso film: all’inferno e ritorno. Feroce.

MILAN (4-3-3). Amelia 6; Abate 6, Mexes 5, Bonera 5,5, De Sciglio 6-; Flamini 6+, Montolivo 6, Nocerino 5,5 (dal 66’ Pazzini, 8); Boateng 7+ (dall’87’ Niang, s.v.), Balotelli 7, El Shaarawy 6+ (dall’80’ Muntari, s.v.). Allenatore Allegri 6,5.

CATANIA (4-2-3-1). Frison 7; Izco 6,5, Legrottaglie 6,5, Rolin 6, Marchese 5,5; Lodi 6+, Almiron 5,5; Barrientos 6, Castro 5,5, Gomez 6; Bergessio 6+. Allenatore Maran 6.

ARBITRO: Massa 7.

di Paolo Ziliani

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Inter-Parma 1-0: Schelotto croce rossa, Provvidenza Handanovic

21 aprile 2013

JONATHAN, voto 7. Un tempo, veder sbucare dal sottopassaggio la sua palla da biliardo era sufficiente – al popolo bislerone – per dare il la a sfottò e invettive assortiti. Ma i tempi cambiano: e siccome questi per l’Inter sono tempi bui, con l’arrivo degli Schelotto, dei Pereira e compagnia cantante, Jonathan un risultato l’ha raggiunto: lo zimbello di San Siro non è più lui, perché (davvero) c’è chi fa molto più ridere. Il gol (bellissimo) segnato alla Roma in Coppa Italia gli ha dato sicurezza: ed è spumeggiante il suo match, contrassegnato da assalti all’arma bianca, buoni cross,  attenta guardia montata a Sansone: con la ciliegina dell’assist con contagiri fornito a Rocchi nell’azione del gol. Figliol prodigo.

BELFODIL, voto 4. Non granchè l’idea di Donadoni di schierarlo a destra nel tridente d’attacco coraggiosamente proposto al Meazza (Belfodil-Amauri-Sansone). Lento e macchinoso com’è, costretto a giostrare sulla fascia – dove agilità e rapidita sono tutto – il bomber francese più che Belfodil sembra Belfagor, il fantasma del Louvre. In pratica: non vede mai la palla e Donadoni, sconsolato, gli dice di andare sotto la doccia al momento del thè. Dentro Biabiany. E come non detto. Pachiderma.

HANDANOVIC, voto 8. Faceva gli straordinari prima, quando l’Inter si presentava in campo più o meno al completo; figuriamoci ora che sono più i titolari in infermeria di quelli abili e arruolati. Nel primo tempo, nel giro di un minuto (tra il 27’ e il 28’) salva due volte il risultato prima opponendosi a una sassata di Sansone – che in area si è bevuto Ranocchia come un Crodino -, poi volando in tuffo all’incrocio, a mano aperta, a intercettare un destro da 25 metri di Parolo, uno specialista dei gol da fuori. Nel secondo tempo, al 75’, mette addirittura la faccia per respingere un pallonetto di Biabiany, solo soletto davanti a lui, salvando per la terza volta lo 0-0. Para più oggi nell’Inter di quanto non gli toccasse fare nel Domzale, campionato sloveno, da ragazzino, una vita fa. Provvidenza.

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di Paolo Ziliani

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Le pagelle di Ziliani, Milan-Napoli 1-1: Cavani ologramma, Flamini wanted

14 aprile 2013

PANDEV, voto 6,5. Segna uno dei gol più facili della sua vita il 29enne macedone ex Inter ed ex Lazio: che sulla superba penetrazione di Hamsik (innescato da Zuniga) sulla sinistra, al minuto 32, Mexes abbandona al suo destino in area di rigore manco fosse un cane da abbandonare nell’area (di sosta) dell’Autosole. In corsa, e incredulo di tanta grazia, Goran colpisce dritto per dritto col sinistro, di punta, senza pensarci troppo, e infilza Abbiati come un pollo sul girarrosto. Gran dispendio di energie prima di lasciare spazio a Insigne. Mulo.

PAZZINI, voto 6. Più che una partita di pallone il suo è un match di lotta libera ora con Britos, ora con Cannavaro; match che il Pazzo gioca col coltello tra i denti, all’ultimo sangue, risultando determinante nell’azione che permette al Milan di passare in vantaggio. Sul pallone gettato in avanti da Robinho, il bomber rossonero è bravo, e scaltro, a fare ostruzione su Britos pronto al rinvio, permettendo all’arrembante Flamini di piombare sul pallone e trafiggere, con bel sinistro al volo, De Sanctis. La prossima volta metterà i guantoni. Boxeur.

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di Paolo Ziliani

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Le pagelle di Ziliani: Roma-Lazio 1-1, Gulliver Totti contro l’Arruffone Hernanes

8 aprile 2013

KLOSE, voto 6+. A metà tempo, con la Lazio avanti 1-0, innescato da Hernanes nel cuore dell’area sfiora il tocco del 2-0, ma parte in leggero fuorigioco: come non detto. Poi, a sorpresa, veste i panni del gladiatore: prima steccando Totti, poi rovinando scompostamente, in elevazione, su De Rossi. Che subito si vendica di Miro con un’entrataccia in spaccata a cercare più caviglia che palla: “dolore!”, come direbbe Boldi. Nel secondo tempo, un po’ per il colpo preso un po’ per il fiato (che ancora, dopo la lunga infermeria, manca), dopo 14 minuti lascia spazio a Kozac. Bellicoso.

TOTTI, voto 8. Al 1° e all’ultimo minuto del primo tempo confeziona due azioni bellissime: prima scucchiaiando dal fondo un pallone per la testa di Lamela, che non è Pruzzo e a Marchetti fa solo il solletico; poi lasciando partire, da 25 metri, una cannonata delle sue, dopo splendida preparazione di Florenzi, che Marchetti respinge in tuffo a due pugni. Ma il bello per il Capitano arriva nel secondo tempo. Prima col gol su rigore, calciato benissimo, forte e angolato alla destra di Marchetti: poi con una ciclonica punizione da 30 metri che Super-Marchetti sventa senza trattenere (e Florenzi che in ribattuta si fa ipnotizzare dal portiere). Adesso, con Hernanes in crisi d’autostima per il rigore sbagliato-rigore provocato, si gioca a Lilliput e il gigante in campo è solo e soltanto lui. Gulliver.

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di Paolo Ziliani

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Milan-Palermo 2-0, Balotelli Bounty Killer, De Sciglio è una perla

17 marzo 2013

BALOTELLI, voto 7,5. Finora, da quando indossa la maglia del Milan, non ha segnato soltanto in un’occasione (peraltro quella cui teneva di più): il derby. Prosegue esplosivo il rendimento di Supermario in rossonero: ieri due volte in gol, prima in avvio di match su calcio di rigore da lui stesso procurato e trasformato, poi al minuto 65 scaraventando in rete, da due passi, un pallone respinto alla meno peggio da Sorrentino su tentativo di autogol di Aronica. E comunque, tornando al penalty: si aspetta ancora che Balotelli fallisca il primo calcio di rigore della sua carriera. Per ora siamo a 12 portiere fulminati su 12. Dio perdona, Supermario no. Bounty killer.

ILICIC, voto 5,5. Urgono iniezioni di carattere per questo 25enne talento di Slovenia tanto bello a vedersi – con movenze quasi da ballerino – quando facile a spegnersi. Tanto fumo e niente arrosto per Sannino, che al ritorno in panchina affida a lui la responsabilità dell’attacco ottenendo in cambio un accidente di nulla. De Sciglio, che pure ha 5 anni meno, gli gioca contro come il gatto con il topo: a volte letteralmente mangiandoselo. La cosa migliore del match: il sinistro in corsa, dopo aver scherzato Bonera, con cui mette in gravissima difficoltà Abbiati, che in controtempo riesce a parare in due tempi. Rassegnato.

ABBIATI, voto 7. Dopo un primo tempo trascorso a fischiettare tra i pali (prima parata al minuto 37’ a sventare in angolo un sinistro non irresistibile di Morganella), il secondo tempo lo vede subito grande protagonista: prima con una difficile parata (in controtempo) su sinistro di Ilicic dal limite sporcato da una deviazione dell’arrancante Bonera; poi salvando ancora il vantaggio, di piede, su conclusione ravvicinata da Dybala rimesso in gioco da un tocco all’indietro di Montolivo. Per il 35enne portiere, roba da ridere dopo la notte delle streghe vissuta martedi al Camp Nou. Sentinella. 

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di Paolo Ziliani

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Inter-Bologna 0-1: Stramaccioni voto 3, Schelotto due di picche, Gilardino un maestro

10 marzo 2013

DIAMANTI, voto 7+. Pronti-via e sembra di vedere Pelè tra i Carneadi. Dopo 50 secondi Guarin è già costretto a sgambettarlo mentre fila verso l’area nerazzurra; di lì a poco calcia la punizione indirizzando una palla al bacio sulla testa di Soerensen, che non essendo Pascutti spreca l’1-0; e al minuto 10 spariglia la difesa dell’Inter sventagliando sul destro di Gilardino un assist da urlo (gran tiro al volo del centravanti e palla a lato di un pelo). A quel punto parte il “Dai alla caviglia di Diamanti” di Stankovic, che l’arbitro prima grazia (28’), poi sanziona col giallo (38’). Il genio rossoblu gioca così coi nervi a fior di pelle, ma l’unico in grado d’incantare, e di sorprendere, resta lui. Houdini.

SCHELOTTO, voto 4,5. Con quella faccia dolente da Cristo in croce, sembra un Calvario l’avventura dell’ex atalantino in maglia interista: e siccome i miracoli (leggi insperato gol del pareggio nel derby contro il Milan) non sempre si ripetono, a Schelotto – che non pare adatto alla categoria – non resta che indirizzare un sincero in bocca al lupo. San Siro lo fischia ripetutamente, e impietosamente, per tutta la partita: come al minuto 29 quando in pieno contrattacco invece di servire Palacio che si sta smarcando consegna palla ad Antonsson, che parte a razzo in direzione opposta. Lui gioca male, è vero: ma non più dell’Inter, che anzi fa pena. Due di picche.

GABBIADINI, voto 7. Che la sua partita non nasca sotto una buona stella lo si capisce subito. Al minuto 3’, dopo che Soerensen si è già pappato il gol del possibile 1-0, si divora un gol fatto calciando di destro al volo, sull’esterno della porta, un bel pallone indirizzatogli col contagiri da destra da Christodoulopoulos; e al minuto 15, sbilanciato in corsa da Ranocchia, che lo manda a terra, si vede ammonire da Calvanese per una simulazione del tutto inesistente. Nel finale del primo tempo ha due occasioni ravvicinate: su un cross di Garics si fa anticipare da testa da Zanetti, a due passi dalla porta, poi – su una palla che Ranocchia sciaguratamente lascia passare – manca il controllo in corsa a tu per tu con Carrizo. Sempre tonico, mette spesso lo scompiglio tra i birilli dell’Inter. Gazzella.

CASSANO, voto 6. In campo dal 46’ (al posto di Benassi) dopo che l’Inter nel primo tempo ha fatto ridere i polli, con Palacio disperato che torna e ritorna a metà campo a prendersi da solo i palloni che la squadra non riesce a recapitargli, Fantantonio porta in campo un po’ di brio e di pericolosità. Al 71’, dopo affondo in area e conversione al centro, sta per scaricare in rete un destro micidiale, che pare a botta sicura, ma Naldo, in spaccata disperata, lo contra deviando in angolo. Forse serviva più lui di Benassi, o di Schelotto, o di chi volete voi. Sacrificato.

GILARDINO, voto 7. Sarà l’antica militanza nel Milan che trasforma le partite con l’Inter in sempiterni derby, sarà la sensazione di giocare nel Real Madrid, per come il Bologna mette sotto quel che resta dell’Inter, sta di fatto che Gila – dopo aver fallito d’un soffio il gol del vantaggio al 10’ del primo tempo: destro al volo su invito a nozze di Diamanti fuori di un amen -, mette la firma sul gol dell’1-0, al 56’, scaricando in rete, di destro al volo, un assist profondo di Perez su cui nonno Zanetti s’addormenta (è lui a non salire tenendo in gioco il rossoblù). Un po’ come Pazzini a Genova, segna il gol dello zoppo: di lì a poco, infatti, lascia il posto a Khrin. Quando si dice: la classe non è acqua. Maestro.

STANKOVIC, voto 4,5. Detto con tutto il rispetto per il centrocampista serbo che alla Stella Rossa prima, alla Lazio poi e quindi all’Inter è stato un campione vero, sembra un ex giocatore, Dejan, e per quello che ha fatto non meriterebbe di mostrarsi in condizioni così penose. La lunghissima convalescenza gli pesa addosso come un macigno e lui gioca praticamente da fermo. Così, più che rifilare calcioni a chi gli capita a tiro (Diamanti in particolare) e rimediare figuracce, non può fare. La verità è che non è nemmeno guarito: al minuto 54, infortunato, lascia il posto a Kovacic. Ologramma.

CARRIZO, voto 5,5. Andare a difendere la porta di un’Inter così squinternata col compito di non far rimpiangere Handanovic, che finora ha parato da marziano, è impresa disperata; e a dire il vero, non è che Carrizo ci metta del suo per cominciare bene. L’uscita a farfalle che sfodera al minuto 1, su palla messa in mezzo (su punizione) da Diamanti, e incornata di Soerensen alta da due passi, è da 2 in pagella. Non è granchè, Carrizo, nemmeno sul gol di Gilardino: che lo infilza da pochi passi, ma lui non fa nemmeno il gesto di provarci, a tuffarsi. Parziale riscatto: il salto felino con cui sventa in angolo la schiacciata di Khrin al minuto 78’ evitando lo 0-2. Rivedibile.

STRAMACCIONI, voto 3. Di questo passo, alla prossima a San Siro potrebbe presentarsi in panchina vestito da prete, con tanto di sottanone, alla Don Camillo: visto che l’Inter gioca alla viva il parroco, l’accorgimento non stonerebbe. E’ ormai drammatica l’involuzione in cui è precipitata l’Inter: che a inizio stagione andava in casa della Juventus a vincere col gioco e con la corsa e che oggi, invece, raccoglie sberle e cartoni ovunque. Dopo il naufragio in casa del Tottenham in Europa League, ecco la frana di San Siro contro il Bologna: che sembra quello dello scudetto 63-64, quello di Haller, Nielsen e Bulgarelli, tanto netta è la superiorità di organizzazione e di gioco che dimostra. Invece Haller non c’è, c’è Christodoulopoulos. E d’altra parte, sull’altra barricata non c’è Herrera: c’è Stramaccioni. Schettino.  

 

INTER (4-2-3-1). Carrizo 5,5; Zanetti 5, Ranocchia 5,5, Juan Jesus 5, Pereira 6-; Stankovic 4,5 (Kovacic 5,5), Gargano 5; Schelotto 4,5, Guarin 5, Benassi 5- (Cassano 6); Palacio 6. Allenatore Stramaccioni 3.

BOLOGNA (4-2-3-1). Curci 6,5; Garics 6,5, Antonsson 6, Soerensen 6, Morleo 6,5; Perez 6+, Taider 7; Christodoulopoulos 6,5, Diamanti 7+, Gabbiadini 7; Gilardino 7 (Khrin 6,5). Allenatore Pioli 8.

ARBITRO: Calvarese 5,5.

di Paolo Ziliani

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Napoli-Juventus 1-1: Cavani fa il Monzon, Orsato è il cieco di Sorrento

1 marzo 2013

HAMSIK, voto 7. Pronti-via, dopo 11 secondi è già al tiro in area (su palla servitagli dal fondo da Pandev): svirgola malamente. Ci riprova al minuto 3 (sinistro da 20 metri alto), e al 27’ svirgola di nuovo, nel cuore dell’area, un pallone radente servitogli da Maggio. Errori di mira a parte, è di gran lunga il più in palla, il 25enne slovacco, in un Napoli di addormentati. In un paio di occasioni, in avanzata tambureggiante, prova ad innescare Cavani con palloni filtranti che il Matador non mette mai a frutto. Nel secondo tempo, al 72’, con un sinistro da fuori secco e angolato costringe Buffon a un’affannata respinta a mani aperte proprio sui piedi di Dzemaili: che rivalutando Raducioiu, tira sui fotografi. Il migliore del Napoli. Mina vagante.

CHIELLINI, voto 6,5. Col naso che si ritrova, un pensierino al ritocco dei connotati non guasterebbe: ma che a provarci non ci si metta un chirurgo plastico, ma Edinson Cavani, questo Chiellini non l’aveva calcolato. E’ da espulsione la gomitata che il Matador rifila al deviatissimo setto nasale del numero 3 juventino al 45’: colpo inferto a vendicare la tirata di capelli, in odor di rigore (e pure di cartellino rosso), ricevuta in area dal bomber uruguagio. Rientro da battaglia per Chiellini: che al minuto 9 approfitta di Britos in catalessi per segnare, con una sassata di testa, il gol dell’1-0 che la Juve, colpevolmente, non bissa. Poi, calci e botte e colpi proibiti. Pirata.

INLER, voto 6-. Il calcio – come la vita – è bello perché è vario. E infatti, dopo aver giocato un primo tempo da neurodeliri, sbagliando passaggi, rischiando un demenziale rigore su Lichtsteiner e tramortendo, con una zuccata violentissima, il già svaporato compagno Britos, il 28enne centrocampista svizzero raschia il gratta & vinci vincente al primo tentativo: leggi tiro da 20 metri che il numero 88 scocca al minuto 43 e che Bonucci, di testa, devia alle spalle di Buffon per un pareggio fino a quel momento totalmente immeritato dal Napoli. Meglio nel secondo tempo, con tiro sotto la traversa (intercettato da Buffon) scoccato un minuto prima di lasciare il posto ad Armero. Cecchino.

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di Paolo Ziliani

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Inter-Milan 1-1: Handanovic colosso nerazzurro, Balotelli imbufalito

24 febbraio 2013

EL SHAARAWY, voto 7. Dirlo non è bello, ma nemmeno ai tempi della Primavera nel Genoa al Faraone capitava di trovare avversari che si facevano da parte e gli dicevano “prego, s’accomodi!” come Yuto Nagatomo nell’azione del gol sblocca-derby (e Guarin per almeno metà match). Lui, che ha piedi di velluto (ricordate l’assist a Muntari contro il Barça?), fa tutto splendidamente e in corsa, di esterno destro, colpisce togliendo il tempo dell’intervento ad Handanovic. Sembra avere ritrovato la leggerezza di corsa, e di pensiero, che nelle ultime apparizioni sembrava aver smarrito. Libellula.

CASSANO, voto 7. In un’Inter che Stramaccioni nel primo tempo schiera in versione “vista sui Fori Imperiali” (qualche monumento, molte macerie), le colonne che paiono stare in piedi sono poche: oltre agli incrollabili Zanetti e Cambiasso, chi cerca in tutti i modi di scongiurare il naufragio è Cassano, il solo capace di ispirazioni e preziosismi. Al minuto 10, sullo 0-0, Palacio spreca un suo assist al bacio facendosi malamente rimontare da Mexes. Al minuto 22 ci prova lui, da 20 metri, ma il destro secco si perde di poco a lato. Vista la compagnia, lunga vita a Fantantonio. Eta Beta.

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di Paolo Ziliani

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