Europagelle: primo round

20 giugno 2012

 Otto tornano a casa, otto vanno avanti. C’è chi ride, c’è chi piange, ma non sempre i vincitori sono (per forza di cose) vincitori e gli sconfitti (per forza di cose) sconfitti. Si può essere bravi perdendo, chiaviche vincendo. Oppure eroici perdenti e ridicoli vincenti. A fase eliminatoria conclusa, ecco una raffica di voti alternativi. E un po’ controcorrente.

HODGSON, c.t. Inghilterra, voto 7. Catapultato senza preavviso sulla panchina della nazionale inglese, il popolare Roy – l’allenatore che parla come Stanlio – riesce, nel suo piccolo, a far meglio dello strapagato Capello, suo predecessore, che nella fase iniziale dei mondiali del 2010 giocò un calcio orrido pareggiando 1-1 con gli Usa, 0-0 con l’Algeria e battendo la Slovenia con un anemico 1-0 (2° posto nel girone alle spalle degli Usa prima di fare fagotto sotto 4 pere marchio Deutschland). Molto meglio zio Roy, che di punti ne fa 7 (vittorie con Svezia e Ucraina, pari con la Francia) e risparmia alla regina il deprimente gioco made in Capello. VECCHIA VOLPE.

PRANDELLI, c.t. Italia, voto 5. Mettiamola così: vedere Napolitano, presidente della Repubblica, entrare nello spogliatoio azzurro per congratularsi con la truppa dopo l’1-1 della partita inaugurale (Spagna), manca avessimo vinto il 5° mondiale, deve averlo messo fuori strada. Di certo, l’idea di andare a piedi in pellegrinaggio al monastero dei frati camaldolesi di Bielany, 21 km più 21 dall’Hotel Turowka e ritorno, il tutto per aver battuto fra indicibili stenti quelle pippe della banda-Trap e aver passato il turno per il rotto della cuffia dopo prove sconfortanti, l’idea – dicevamo – è sembrata un tantino fuori luogo. Come se l’impiegato del catasto accendesse un cero il lunedì mattina alle 8 dopo aver timbrato il cartellino. OBNUBILATO.

VAD, giudice di linea, voto 2-. Immaginate il mozzo della caravella di Colombo mandato sul pennone col compito di urlare “Terra!” al primo avvistamento, che se ne resta appostato ore, giorni, settimane: e proprio all’apparire all’orizzonte dell’agognata fettuccia scura, paf!, si addormenta e comincia a russare. Ecco, più o meno è quel che è successo al fantozziano giudice di linea Vlad, collaboratore dell’ungherese Kassai, che avendo come mandato unico e assoluto quello di vedere se la palla oltrepassa o no la linea bianca, a un certo punto “yeaaah!…”, sbadiglia e s’addormenta proprio mentre la palla entra in porta, l’arbitro non sa che fare e lui, appunto, ronfa. Storia del gol non visto di Devic in Inghilterra-Ucraina 1-0. Quando si dice Sliding Doors. SFIGATISSIMO.

BILIC, c.t. Croazia, voto 7 di solidarietà. Okay, la sua nazionale non ce l’ha fatta; ed è vero, coi giocatori che ha nel portafoglio (leggi Modric, Mandzukic, Jelavic) il c.t. croato qualcosa di meglio poteva combinare. Ma qui c’interessa parlare dell’uomo, più che del coach. E dei discorsi che Bilic ha sentito fare, nel clan Italia, nei 4 interminabili giorni del pre Spagna-Croazia, quelli che passeranno alla storia come “I giorni del Biscotto” (temuto e non cucinato). Tutti, nessuno escluso, da Prandelli ad Albertini, da Abete a Buffon, da Don Mazzi a Suor Paola, tutti a dire: “Non può succedere, la Spagna è troppo onesta, è troppo forte, non può non vincere, se facesse il biscotto rovinerebbe la sua immagine a livello mondiale”. Il che sottintendeva che dei croati, dei fetentissimi croati, era meglio non fidarsi: scarsi, mariuoli, smandrappati e pronti a tutto. Per la serie: da che pulpito viene la predica? Con tante scuse. MARTIRE.

KARAGOUNIS, Grecia, voto 8. A 35 anni compiuti da 3 mesi il buon Giorgos, capitano della sbrindellata e spernacchiata armata di Grecia, si toglie lo sfizio di farsi beffe della nazionale multi-milionaria di Russia: e alla partita numero 3 del girone, con un gol timbrato al minuto 47, spedisce i riccastri a lavare i piatti e i diseredati a tavola, a banchettare e a fare bisboccia. Ad apparecchiare la cena delle beffe, ancora una volta lui, Karagounis, il centrocampista brutto, sporco e (nemmeno tanto) cattivo che passò all’Inter dal 2003 al 2005 e fondamentalmente venne compatito. Era greco e non brasiliano, era brutto e non bello, aveva gambe cavalline e non vestiva D&G: e tutti a domandarsi perché fosse lì, e chi avesse avuto l’idea di andarlo a prendere al Panathinaikos. Ma certo, meglio Alvarez: che usa L’Oreal Paris e calza solo Tod’s. ROBIN HOOD.

SMUDA, c.t. Polonia, voto 3. Diciamolo: da che mondo è mondo (e da che calcio è calcio) non si era mai vista una nazionale di paese organizzatore di Europeo, Mondiale o quel che volete voi, andare in campo con una nazione (e un’organizzazione) al suo fianco e farsela sotto, titubare e balbettare come la Polonia del prode c.t. Smuda, ai tempi belli aitante stopper e capitano della Polonia che battemmo in semifinale al Mundial spagnolo sdell’82 (quando Smuda si scriveva Zmuda e al suo fianco giocavano Lato, Matysik, Smolarek e il giovane Boniek, a dire il vero squalificato quell’8 luglio). Nella 3^ partita, quella del dentro o fuori con la Repubblica Ceca, la Polonia sembrava la nazionale delle orsoline e Smuda don Francesco, confessore del convento e a tempo perso allenatore. PAPPAMOLLA.

BUFFON, Italia, voto 5-. La domanda è: visto che nel suo ruolo da 15 anni non ha rivali né in Italia né al mondo, e visto che è destinato a passare alla storia come il miglior portiere italiano – e uno dei migliori 5 al mondo – di sempre, perché non si accontenta di fare il portiere? E perchè si è messo in testa l’idea, non proprio meravigliosa, di essere uno dei più importanti filosofi moderni, una via di mezzo fra Hume e Kant, anche se di Kant ha poco, a meno che non c’entrino le cantonate (senza kappa) che prende ogni volta che apre bocca? Non bastasse la Waterloo del suo Manifesto del “Meglio due feriti che un morto”, che fece il giro del mondo nei tristi giorni pre-Europeo, ora ha ingaggiato un autore che in Twitter scrive facezie tipo “viaggiare è più bello che arrivare” e “battersi è più bello che vincere”. E alla Spagna che batte 1-0 la Croazia urla: “E’ una promessa: non ci dimenticheremo di voi!”. Cioè? OTTENEBRATO.

MEXES, Francia, voto 4. Ormai è ufficiale: dove passa lui non cresce più l’erba. Continua a fare danni inenarrabili il biondo e scultoreo Philippe, 30enne francese di Tolosa, dal 2004 in Italia (Roma, poi Milano), oggi in Ucraina con la nazionale dei blues. Dopo aver stecchito il Milan con due cappelle sesquipedali prima in Champions League (palla regalata a Messi a Barcellona), poi in campionato (assist per Amauri in Milan-Fiorentina), il buon Mexes, in Francia-Svezia 0-2, se ne resta a guardare Ibrahimovic, su palla spiovente al limite, manco ignorasse che tipo è, palla al piede, Ibra, con cui si allena tutti i giorni a Milanello. Come diceva quello: abbiamo tutti un blues da piangere. Buon per Blanc che sabato, contro la Spagna, Philippe sarà squalificato. Allons enfants! BOLLITO.

di Paolo Ziliani

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